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Home Appelli Padre Mario Bartolini finalmente libero - Lettera di ringraziamento

Padre Mario Bartolini finalmente libero - Lettera di ringraziamento

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Grazie alla grande mobilitazione internazionale e a chi ha firmato la petizione in favore di padre Mario e della sua lotta accanto alle comunità indigene della foresta amazzonica peruviana,  il 21 dicembre 2010 padre Mario Bartolini e il giornalista Geovanni Acate, sono stati assolti da ogni accusa, mentre i cinque leader indigeni sono stati condannati ad una libertà condizionata per quattro anni.

Si è comunque trattata di una sentenza di primo grado e sia la pubblica accusa, sia la difesa dei cinque leader, hanno chiesto il processo di appello. In ogni caso, qualunque sarà la sentenza definitiva di questo processo, i problemi dell’Amazzonia resteranno gli stessi e il suo accorato appello all’azione non riguarda il problema della sua completa assoluzione, quanto quello di una presa di responsabilità collettiva per un forte impegno contro le ingiustizie “de los poderosos” e per la salvaguardia dei diritti delle comunità indigene e della foresta amazzonica.
Di seguito troverete la lettera di padre Mario, indirizzata a tutti coloro che hanno sostenuto la sua causa, nella quale ringrazia per il sostegno e lancia un vibrante appello per mettersi alla ricerca di un mondo migliore, mondo che potrà essere ottenuto quando smetteremo di appoggiare i potenti.

"Ringrazio con cuore sincero tutte le persone e istituzioni di tutto il mondo che hanno solidarizzato, non solo con me, ma con tutti quelli che sono privati dei loro diritti.
Come sacerdote e religioso Passionista ho fatto quello che dovevo fare, in forza della mia fede in Cristo che soffre, non in una fredda croce, ma in tante persone offese nella loro dignità: essere “la voce di quelli che non hanno voce”, perchè i così detti “potenti” hanno negato loro il diritto di avere diritti, per essere gli schiavi (schiavi rurali, senza pieni diritti di lavoro) di una minoranza e per imporre, con l'illegalità fatta legge e l'istituzionalizzazione di molte norme, la corruzione e la forza
militare e della polizia, un modello di sviluppo inumano, esclusivo e insostenibile, che significa più ricchezza per pochi (per i ricchi epuloni dei tempi moderni), più povertà ed emarginazione per la maggioranza, e distruzione dell'ambiente amazzonico con tutta la ricchezza nella sua biodiversità.

La resistenza, giusta e legale, dei popoli amazzonici (originari, indigeni, “ ribereños”, contadini) contro un sistema di governo che persiste nel non riconoscere non solo i diritti, ma la stessa esistenza di queste popolazioni, dovrebbe contribuire a creare a livello mondiale una coscienza ecologica per la difesa della vita sul pianeta Terra, e risvegliare la responsabilità mondiale verso le vittime del sistema imperante. Sembra che la convivenza mondiale abbia fatto sua la risposta di Caino a Dio: “Sono forse io il responsabile di mio fratello?”. Buttiamo nella spazzatura del tempo questa storia macchiata di complicità (ci siamo abituati a vivere sopra la sofferenza altrui e questo lo consideriamo normale) e recuperiamo il senso comunitario e solidale di una vita veramente umana.
Non si riconoscono ai nostri popoli il diritto di vivere nel proprio territorio e di essere padroni del proprio futuro e del proprio sviluppo: per questo si mette in vendita l'Amazzonia e i popoli amazzonici. Quelli che portano avanti questo “sporco affare” dimostrano tutto il loro cordiale disprezzo verso la realtà e la pluriculturalità amazzonica... sono decisi a distruggerla, per favorire gli interessi delle multinazionali: il territorio della patria messo a servizio di altre nazioni.
Non so come finirà il processo in corso: si sta avviando un appello. Pero capisco chiaramente qual'è l'intenzione del governo e dei gruppi di potere economico.
Il problema amazzonico continua ad esserci, indipendentemente dal risultato finale di questo processo.
Abbiamo bisogno di stringere le nostre mani, unire i nostri gridi di protesta, fare pressione con i responsabili dei governi perchè rispettino il diritto di tutti a vivere
con dignità e in un ambiente sano.
Come conclusione, faccio mie le parole di Madre Teresa di Calcutta:
“Dio si prende sempre cura delle sue creature, ma lo fa attraverso gli uomini. Se qualcuno muore di fame e di dolore, non è perchè Dio non l'ha aiutato: è perchè noi non abbiamo fatto niente per aiutarla, non siamo stati strumenti del Suo amore, non abbiamo saputo riconoscere Cristo sotto l'aspetto de questo uomo sfortunato, di questo bambino abbandonato.”
O di questo contadino privato della sua dignità e del suo futuro:
Al lavoro: è possibile un mondo differente. E lo otterremo quando smetteremo di essere complici dell'ingiustizia dei potenti."
Saluti. A presto,
Padre Mario Bartolini, CP
21 gennaio 2011

 

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