La Settimana sociale dei cattolici italiani
Si è svolta a Taranto dal 21 al 24 Ottobre la 49.ma Settimana Sociale dei cattolici italiani, che ha riunito oltre 700 delegate e delegati provenienti da tutta Italia insieme ad un centinaio di vescovi, sacerdoti e religiosi, laici, rappresentanti delle Istituzioni, del mondo della politica e della cultura per riflettere sul tema “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #tuttoèconnesso”.
L’evento di Taranto non è stato “un convegno, ma una piattaforma di partenza per dare speranza e avviare dei processi”, ha ricordato il cardinale Bassetti , evidenziando quanto sia decisivo “l’apporto dei cattolici per affrontare le crisi” e in particolare il contributo dei giovani che “possono aiutare il mondo a rimettere la fraternità al centro dell’economia”. Proprio a loro, che nella città pugliese hanno lanciato e firmato il Manifesto dell’Alleanza, il presidente della Cei ha chiesto di “sognare e costruire, con l’aiuto di Dio, una Chiesa gioiosa, perché umile e disinteressata; una Chiesa a contatto con gli uomini e le loro storie; una Chiesa che si rigenera nell’ottica della carità”
Da Taranto, infatti, riparte un impegno fattivo per coniugare ambiente, lavoro, sviluppo, a cominciare dalle “buone pratiche” già esistenti sui territori e con la volontà di camminare insieme, nella consapevolezza che “il cambiamento non avviene solo dall’alto”, come ha sottolineato monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente del Comitato scientifico e organizzatore. “È fondamentale il concorso della nostra conversione negli stili di vita come singoli cittadini e come comunità”, ha affermato il presule.
Quattro le piste per il futuro, emerse dai lavori e dalle riflessioni nella Settimana Sociale, seguendo il metodo della “sinodalità” indicato dal Papa: costruire comunità energetiche; diventare una società carbon free e votare col portafoglio per premiare le aziende capaci di intrecciare valore economico, dignità del lavoro e sostenibilità ambientale; promuovere e utilizzare prodotti caporalato free; creare alleanze intergenerazionali e con la società civile.
“Non abbiamo più tempo”
“Sarà nostro dovere – ha assicurato Santoro – impegnarci perché le giuste istanze, le proposte, il manifesto dei giovani, trovino piena accoglienza e realizzazione: non abbiamo più tempo! Abbiamo visto che possiamo realizzare il mondo diverso che abbiamo troppo a lungo solo immaginato mentre si perpetravano scelte di politica economica e sociale che hanno creato divari profondissimi tra gli uomini e oltraggiato la Terra”.
Quattro le proposte al governo e al parlamento italiani
La prima, Canalizzare i risparmi dei Piani individuali di risparmio (PIR). Anche verso le piccole imprese non quotate che rispondano a precise caratteristiche di coerenza ambientale e sociale. Stimolando l’investimento dei patrimoni familiari delle generazioni adulte. L’estensione della platea delle piccole imprese destinatarie dei risparmi veicolati tramite i PIR è stata realizzata con successivi interventi dal 2017 in poi dai diversi governi che si sono succeduti.
La seconda, Accentuare il cambio di paradigma del Codice dei contratti pubblici potenziando i criteri di sostenibilità ambientale; inserendo tra i criteri reputazionali i parametri di responsabilità sociale, ambientale e fiscale con certificazione di ente terzo; varando un programma di formazione delle Amministrazioni sul nuovo Codice.
Questa proposta pur andando avanti, ha avuto delle battute d’arresto, ma chiederemo al ministro Giovannini di riprendere il cammino.
La terza. Rimettere il lavoro al centro dei processi formativi. Per ridurre ulteriormente, e in misura più consistente, la disoccupazione giovanile occorre intervenire in modo strutturale rafforzando la filiera formativa professionalizzante nel sistema educativo italiano. Questa linea è stata realizzata con successivi interventi dal 2017 in poi dai diversi governi che si sono succeduti. La svolta potrà esserci con il PNRR che prevede un massiccio investimento sugli Istituti Tecnici Superiori per 1,6 mld di euro e sulla formazione abilitante. Occorre però intervenire con precisione, anche per questo abbiamo inserito nelle proposte di policy di quest’anno il punto sulla formazione.
Quarta. Rimodulare le aliquote IVA per le imprese che producono rispettando criteri ambientali e sociali minimi, oggettivamente misurabili (a saldo zero per la finanza pubblica). Anche per combattere il dumping sociale e ambientale. Qualche spiraglio si apre con la delega appena varata per la riforma fiscale.
Le tre proposte al Parlamento UE
La prima, ovvero l’integrazione nello Statuto della Banca Centrale Europea del parametro dell’occupazione accanto a quello dell’inflazione come riferimenti per le scelte di politica monetaria non ha fatto passi avanti sostanziali, ma era considerata una proposta “profetica” e sia un presidente del Consiglio italiano sia uno dei leader usciti vincitori dalle recenti elezioni tedesche l’hanno fatta propria.
La seconda è considerare gli investimenti infrastrutturali e gli investimenti produttivi (anche privati) non come debito nelle discipline di bilancio. Con la sospensione del Patto di stabilità e crescita fino al 2022, si è avviato un cammino anche in questo senso.
La terza è una urgente armonizzazione fiscale ed eliminazione dei paradisi fiscali interni, ha fatto un passo avanti storico con l’accordo lo scorso luglio in sede G20 e in sede OCSE per la minimun tax globale che coinvolge anche tutti gli Stati membri dell’Unione.
Ecco invece i nuovi passi e le quattro iniziative per la comunità ecclesiale
Dobbiamo innanzitutto essere noi il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo. In questi mesi di preparazione alle giornate di Taranto abbiamo maturato progressivamente, attraverso incontri nelle diocesi e sui territori ed audizioni con le istituzioni, la convinzione che è importante sostenere alcune proposte di riforma per l’ecologia integrale. Abbiamo convenuto che il cambiamento però non avviene solo dall’alto ed è fondamentale il concorso della nostra “conversione” negli stili di vita come singoli cittadini e come comunità.
Per questo motivo intendiamo indicare quattro piste di conversione e di generatività futura per le nostre parrocchie.
La prima è la costruzione di comunità energetiche.
Come è ben noto il collo di bottiglia della transizione ecologica nel nostro paese è rappresentato dalla quota limitata di produzione di energia da fonti rinnovabili. Le comunità energetiche attraverso le quali gruppi di cittadini o di imprese diventano prosumer (produttori di energia che in primo luogo autoconsumano azzerando i costi in bolletta e vendendo poi in rete le eccedenze) sono una grande opportunità dal basso per superare questo collo di bottiglia. E, allo stesso tempo, rappresentano un’opportunità di rafforzamento dei legami comunitari che si cementano sempre condividendo scelte concrete in direzione del bene comune. Nell’ottica di una transizione giusta e socialmente sostenibile le comunità energetiche diventano anche uno strumento di creazione di reddito che può sostenere fedeli, parrocchie, case famiglia, comunità famiglia e comunità locali come già dimostrato da alcune buone pratiche realizzate o in via di realizzazione nei territori.
Vogliamo che tutte le comunità dei fedeli in tutte le parrocchie italiane avviino un progetto e diventino comunità energetiche.
Sappiamo che abbiamo bisogno di circa 7 gigawatt di nuova produzione da fonti rinnovabili all’anno se vogliamo raggiungere l’obiettivo di emissioni nette zero nel 2050. Se in ciascuna delle 25610 parrocchie del nostro paese si costituisse almeno una comunità energetica che produce al livello massimo possibile di 200 chilowatt (o facesse nascere più comunità che arrivano complessivamente a quella produzione di energia) avremmo dato il nostro contributo con 5,2 gigawatt di nuova produzione da fonti rinnovabili.
La seconda pista di impegno è quella della finanza responsabile.
Nella Laudato si’ papa Francesco parla di uscire progressivamente dalle fonti fossili. Le nostre diocesi e parrocchie devono essere “carbon free” nelle loro scelte di gestione del risparmio utilizzando il loro voto col portafoglio per premiare le aziende leader nella capacità di coniugare valore economico, dignità del lavoro e sostenibilità ambientale coerentemente con le numerose prese di posizione nella dottrina sociale che evidenziano il ruolo fondamentale del consumo e del risparmio sostenibile come strumento efficace di partecipazione di tutti alla costruzione del bene comune.
La terza pista d’impegno è quella del consumo responsabile.
È cultura purtroppo diffusa nel paese lamentarsi di una piaga disperando che mai possa arrivare dall’alto una soluzione, eppure confidando solo in quella senza rendersi conto che il cambiamento possiamo realizzarlo noi stessi dal basso. Così è per il tema dello sfruttamento del lavoro e del caporalato ogni qualvolta un drammatico fatto di cronaca ci racconta di un bracciante morto nei campi. Eppure oggi esistono molti lodevoli imprenditori sociali che hanno costruito filiere caporalato free ed offrono prodotti agricoli liberi da sfruttamento e con elevati standard sociali ed ambientali e prezzi non dissimili da quelli dei prodotti corrispondenti. Oltre a chiedere che le amministrazioni locali ne tengano conto negli appalti e non mettano mai più nelle mense scolastiche dei nostri figli prodotti che non siano caporalato free vogliamo essere per primi noi comunità ecclesiali a prendere l’iniziativa ed essere caporalato free.
La quarta è la proposta dell’alleanza contenuto nel Manifesto dei giovani.
L’orizzonte d’impegno più ampio verso il quale intendiamo camminare nei prossimi anni è l’alleanza intergenerazionale e quello dell’alleanza tra forze diverse di buona volontà nel nostro paese. Penso a quella nuova e vasta generazione di imprenditori più ambiziosi che non guardano solo al legittimo profitto ma anche all’impatto sociale ed ambientale della loro azione e che sono esempi di quella grande quantità di buone pratiche censite a Taranto e a Cagliari; penso alla ricchissima rete di organizzazioni della società civile e del terzo settore che incarnano concretamente il principio di sussidiarietà; penso alla rete dei comuni civili e responsabili che con le buone pratiche di Taranto abbiamo iniziato a censire;, penso alla rete dei festival per la sostenibilità (ASVIS, festival dell’economia civile, giornate di Bertinoro, Symbola, festival della prossimità, salone della CSR, GreenandBlue, ecc.), una realtà bella ed emergente nel nostro paese che segnala la forte domanda di cultura e di impegno civile; penso ai giovani di Economy of Francesco e a quelli che hanno costruito il manifesto per l’alleanza qui a Taranto. Imparando sempre meglio ad unire le nostre forze nel prossimo futuro possiamo veramente diventare un popolo in cammino in grado di aiutare il nostro paese nella delicata transizione ecologica, sociale e spirituale verso il bene comune.
Franco Veccia




