“Tantum aurora est”, siamo appena all’aurora, così ebbe a dire Papa Giovanni XXIII all’apertura del Concilio Vaticano II: “Abbiamo celebrato una grande giornata, abbiamo avviato un evento religioso voluto da Dio, ci prodighiamo con tutta la nostra buona volontà ma non ci facciamo illusioni perché siamo appena all’aurora della giornata cristiana”.
Racconta l’evangelista Giovanni: “Maria invece stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?”. Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto”. Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo”. Gesù le disse: “Maria!”. Ella si voltò e gli disse in ebraico: “Rabbunì!” – che significa: “Maestro!”. (20,11-16)
Torna la Pasqua! Tempo per fermarsi ed “amare con gli occhi”! La Chiesa ci accompagna davanti ad una tomba, diventata vuota, per dirci che il nostro destino non è la morte! Forse, come le donne della domenica mattina, che scambiamo il Risorto per un giardiniere o un angelo, facciamo fatica a riconoscere Gesù oggi presente in ogni sorella ed ogni fratello che incontriamo. Non è facile andare oltre le apparenze e facilmente scartiamo possibilità di nuovi cammini, di rinascite, di risurrezione, arrivando a pensare che, per alcune persone, non c’è più nulla da fare.
Purtroppo la nostra società continua a scartare quelli che, agli occhi di Dio, sono invece ‘pietre angolari’ per costruire un mondo nuovo. Un futuro migliore, che in qualche modo tutti cerchiamo, non lo costruiranno i potenti di turno, ma i piccoli e i poveri! Se, come suggerisce papa Francesco, ci fermassimo un po’ di più a guardare i volti che incrociamo, apparentemente stranieri, ci accorgeremmo che hanno i nostri stessi tratti umani e che dietro colori diversi, rughe e fondotinta, lacrime e sorrisi, nascondono una irrepetibile bellezza e impensabili risorse.
La pasqua, che cade nell’equinozio di primavera, torna allora per rigenerare la speranza dentro di noi e attorno a noi. A tal proposito sono interessanti le parole del cardinale Matteo Zuppi: “Credo che questa sia la nostra prospettiva odierna: riconoscere con sincerità le difficoltà ecclesiali e sociali, credendo, però, che oggi “Tantum aurora est”, che siamo vicini ad una nuova primavera della Chiesa …. Dobbiamo sapere riconoscere i tanti segni della sua predilezione e dei doni che ci sono affidati e accettare la vera sfida che è costruire comunità, case dove abiti il Signore Gesù e sua Madre, nostra Madre, la Chiesa“ (introduzione Consiglio permamente della CEI 20.03.2023)
E’ proprio così, non possiamo giocare al ribasso, soprattutto quando si ha a che fare con la vita di chi è già messo da parte. E’ bello camminare insieme, in questa chiesa e in questa società, così segnata da una desertificazione, non solo climatica, facendo attenzione ai fiori che qua e là vanno sbocciando.
E’ anche importante avere uno “sguardo benedicente” verso Dio e le sue creature, mai dimenticando la centralità della persona, ogni persona, che viene sempre prima di ogni regola e paura. Se è vero che c’è bisogno di fermezza, è altrettanto vero che va accompagnata da un’immensa tenerezza, fatta di parole, non lamentose ma grate, di gesti, non sprezzanti ma compassionevoli e misericordiosi. Chiunque entra nella nostra vita è una possibilità di incontrare il Cristo che amiamo!
“Non è l’apparenza che conta, ma la capacità di fermarsi per guardare in faccia la persona che chiede aiuto. Ognuno di noi può domandarsi: “Io sono capace di fermarmi e guardare in faccia, guardare negli occhi, la persona che mi sta chiedendo aiuto? Sono capace?” (Papa Francesco, udienza giubilare, 9 aprile 2016)
Sarà un ulteriore esercizio per individuare segni di risurrezione che lo Spirito del Signore continua a sparge in questo nostro mondo. Non siamo al tramonto, come affermano alcuni “profeti di sventura” perché i nostri occhi vedono già “albeggiare”!
don Gianni Croci




