Dal 4 Maggio, con l’approvazione del Decreto Cutro, sono stati bloccati dei servizi utili finora offerti (come quelli di supporto psicologico e di consulenza giuridica) agli immigrati e ai richiedenti asilo nei centri di raccolta fino…all’eliminazione di corsi di lingua italiana, questi ultimi considerati una concreta prima valida opportunità d’inserimento. Altri paesi europei invece, obbligando la conoscenza della lingua ai nuovi immigrati, hanno registrato effetti positivi come una migliore convivenza pacifica e un più immediato inserimento nel lavoro. Vero è che se parliamo bene e conosciamo più di una lingua siamo più rispettati.
Si ripropone quella che fu l’esperienza dei nostri antenati primi emigrati in USA che soffrirono per la mancata conoscenza della lingua. Ma poi inventarono l’italoamericano!
Secondo l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, lo scopo ultimo di queste scelte politiche è quello di “umiliare e rimarcare la differenza tra individui”. Si sta delineando perciò sempre più l’obiettivo di salvaguardare ciò che è stata definita “etnia” italiana. Ma cos’è questa etnia? Come si riconosce un italiano oggi? Chi o cosa rappresenta l’essere italiano in un albero genealogico pieno di popoli vissuti in Italia fin dall’antichità?
La Società Italiana di Antropologia Culturale è intervenuta in questi giorni nel dibattito sulla sostituzione etnica per ribadire che il termine “etnia” nato in laboratorio scientifico e apparentemente neutro, maschera e abbellisce invece il concetto di razza nel momento in cui classifica e cataloga le società creando due mondi contrapposti: Noi e Loro. Alcuni governi fanno fatica ad accettare l’uguaglianza dei gruppi umani e propagandano la necessità di creare identità pure, fisse e stabili dei popoli piuttosto che riconoscerle in continua evoluzione, contaminazione, trasformazione, proprio a causa delle migrazioni degli uomini sul nostro pianeta fin dalle sue origini.
Le ricerche etnografiche hanno mostrato che la maggior parte dei conflitti etnici esplosi già nella seconda metà del Novecento in Ruanda, Nigeria, nei Balcani, in Asia, si svolgono fra gruppi che non sono affatto così radicalmente diversi, al contrario, sono molto simili sul piano culturale, vivono nello stesso territorio e parlano la stessa lingua. Questi conflitti in realtà prolificano su interessi di poteri e non a causa di diversa identità. Lo scrittore filosofo e antropologo del Mali Hampâtè Bâ dissipa lui i nostri dubbi con questa semplice riflessione ”Le persone di una persona sono numerose in ogni persona”. È così che si affronta con nuove parole il nuovo razzismo identitario.




