Il cardinale Cristóbal López Romero, che è anche presidente di Caritas Marocco, fa il punto della situazione a una settimana dal terremoto
Ci sono persone che hanno perso tutto, alcuni addirittura l’intera famiglia. Ci sono persone molto traumatizzate che necessitano non solo di tutto, ma anche di un sostegno psicologico e spirituale. C’è però anche una grande solidarietà tra le persone colpite dal terremoto. Vivono in comunità. Si lavora insieme perché non manchi il necessario. Il cibo non manca. Ma le persone hanno perso la casa e vivono nelle tende tipiche della popolazione nomade marocchine. Vivono in difficoltà, senza riuscire ancora a capire quanto tempo questo durerà perché non c’è una soluzione facile e rapida. Serviranno 2 o 3 anni per uscire dall’emergenza, per riparare, per ricostruire le scuole, le moschee, i presidi sanitari, le abitazioni per ogni famiglia.
Molte persone che vedono distrutte le loro case, possono cominciare a pensare ad emigrare sia all’interno del Paese, sia all’esterno, in Spagna, in Italia, in Francia. Qualcuno certamente vuole restare là dove è nato e cercare di ricostruire ciò che il terremoto ha distrutto ma ci sono altri che vedono tutto distrutto e sono quindi spinti a migrare.
Ho potuto constatare in queste settimane che c’è stata una grande solidarietà verso il mio popolo. Il mio appello però è anche un altro ed è quello a diventare tutti solidali. Essere solidali più che fare solidarietà. Essere caritativi più che fare la carità. Facciamo in modo che questa tragedia trasformi la nostra vita, convertendoci tutti ad uno stile di vita che sia solidale e che questa solidarietà sia permanente. I bisogni sono molti, non soltanto in questo momento e in questo luogo. Sono tanti anche in Italia. Accanto a voi, ci sono dei poveri e tante persone che sono in pericolo e nel bisogno di aiuto. Occorre diventare tutti persone solidali.




