Ci si chiede spesso in ambito educativo cosa fare per veicolare una forma mentis interculturale per i nostri bambini e ragazzi per motivarli ad occuparsi degli abitanti del Pianeta attraverso comportamenti di fratellanza universale. C’è bisogno di coltivare il senso di appartenenza alla grande famiglia umana! A scuola la didattica antirazzista o l’educazione alla pace e alla solidarietà, suggeriscono di agire sulla dimensione psicologica per smontare gli stereotipi e adottare metodologie cooperative che incidano sugli atteggiamenti. Certamente non basta più “conoscere” le diversità degli altri ma deve anche trovare posto “la capacità di empatia, la capacità di mettersi in ascolto dell’Altro e di ritrovare nella propria storia dei momenti, degli episodi che ognuno ha vissuto e ha provato quando si è sentito straniero a se stesso” (Gobbo 2004). Un percorso fruttuoso deve quindi prevedere azioni, buone pratiche sociali che sviluppino relazionalità, esperienze significative e di responsabilità come anche indica anche papa Francesco con la “cultura della cura”. E perché tutto questo abbia efficacia, tutti gli adulti attori del processo educativo debbono agire insieme tessendo intorno ai giovani conoscenze e soprattutto comportamenti coerenti.  Proprio questi principi base li ritroviamo in alcune scuole del nostro territorio con l’iniziativa della MERENDA SOLIDALE, una buona prassi che si ripete ogni anno a partire dal mese di novembre e che si è rivelata efficace.
Il SOS Missionario se ne è fatto promotore da vari anni proponendo questa iniziativa all’interno delle Commissioni intercultura che nelle varie scuole già a partire da inizio anno scolastico lo inseriscono nella loro programmazione annuale. Gli insegnanti che ci “credono” che liberamente aderiscono, vengono contattati dal SOS Missonario per fissare l’obiettivo della Merenda che è quello di sostenere con un contributo progetti di intervento nei Paesi del Sud del mondo per realizzare pozzi, cisterne, sostenere scuole, famiglie e villaggi in stato di necessità e fornire materiale documentato del progetto (foto, racconti di storie di vita, testimonianze) ad uso didattico. Autonomamente poi ogni scuola lo organizza per sensibilizzare, informare e coinvolgere sia gli alunni che le famiglie. Per una settimana all’esterno e all’interno della scuola si cura l’allestimento di cartelloni, oggetti, immagini di sensibilizzazione che ricordino gli obiettivi.
Una volta suscitata l’empatia verso le problematiche presentate anche con metodiche ludiche, si fissa la data della Merenda Solidale coinvolgendo i genitori tramite i rappresentanti di classe, si contattano enti o esercizi commerciali che sponsorizzino il costo della merenda stessa a base di pane e olio, si organizza la ricreazione in modo tale che contemporaneamente tutte le classi coinvolte la consumino.
Per gli alunni è un giorno di festa: fin dalla mattina sanno che stanno per compiere una missione di solidarietà e al suono della campanella dell’intervallo lo fanno insieme semplicemente consumando una fetta di pane che rappresenta quel pane quotidiano che sempre di più viene a mancare in gran parte del mondo. Ogni bambino porta da casa il costo simbolico del frugale spuntino e lo versa in una “casetta” di cartone, a rappresentare quella Casa Comune che è l’Umanità. Alla fine della giornata scolastica, il ricavato ottenuto è il segno concreto della volontà di solidarietà di tutta la scuola e per il SOS Missionario la possibilità di far sopravvivere sogni di futuro dove futuro non sempre c’è.

Paola Gogna