Dal 31 ottobre al 12 novembre si tiene a Glasgow, in Scozia, la XXVI Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici: un evento che il mondo attende con ansia per trovare risposte concrete a quella che è ormai diventata un’assoluta priorità planetaria. La conferenza vede una partnership con l’Italia, dove diversi eventi, come il Youth4Climate e la PreCOP26, si sono tenuti all’inizio di ottobre.
E’ la prima edizione che segue lo scoppio della pandemia di COVID-19, e sarà l’occasione per confrontarsi anche su ciò che ha significato affrontare un periodo senza precedenti come quello pandemico.
In Scozia quasi tutti Paesi della Terra si riuniranno per rinnovare i loro obiettivi in materia di clima e affrontare la sfida più importante che l’umanità oggi si trovi ad affrontare. Saranno presentati i piani aggiornati di riduzione delle emissioni, sulla base degli impegni assunti nella COP 21 svolta a Parigi nel 2015. In quell’occasione, per la prima volta, tutti i Paesi accettarono di collaborare per limitare l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2 gradi, puntando a limitarlo a 1,5 gradi, impegnandosi a mobilitare i fondi necessari per raggiungere questi obiettivi.
Molte sono le aspettative di questo appuntamento internazionale, dopo la Cop25, tenutasi a Madrid a dicembre 2019, che in realtà si concluse con un nulla di fatto perchè non si riuscì a trovare un accordo né sul taglio dei gas serra né sugli agli aiuti per i Paesi più poveri che subiscono già effetti del cambiamento climatico.
Sono sostanzialmente 4 gli obiettivi da raggiungere attraverso la COP26:
Assicurare zero emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2050. I Paesi dovranno accelerare l’eliminazione graduale del carbone, ridurre la deforestazione, accelerare il passaggio ai veicoli elettrici e incoraggiare gli investimenti nelle rinnovabili
Adattarsi per proteggere le comunità e gli habitat naturali. Il clima sta già cambiando e continuerà a cambiare anche se riduciamo le emissioni, con effetti devastanti. Alla COP26 bisognerà quindi lavorare insieme per sostenere le persone più vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici. consentire e incoraggiare i Paesi colpiti dai cambiamenti climatici a proteggere e ripristinare gli ecosistemi e costruire difese, sistemi di allarme e infrastrutture e agricoltura resilienti per evitare la perdita di vite umane, mezzi di sussistenza e case.
Mobilitare la finanza I Paesi devono gestire i crescenti impatti del cambiamento climatico sulla vita dei loro cittadini e hanno bisogno di fondi per farlo. I cambiamenti da fare sono tanti e vanno fatti molto velocemente. Per un cambiamento così radicale sono necessari finanziamenti pubblici per costruire le infrastrutture necessarie per transitare verso un’economia più verde e più resiliente al clima e investimenti dei privati per finanziare la tecnologia e l’innovazione. I Paesi in via di sviluppo hanno particolarmente bisogno di sostegno. Per questo i Paesi sviluppati devono mantenere la promessa di destinare almeno 100 miliardi di dollari ogni anno in finanziamenti per il clima a sostenere i Paesi in via di sviluppo.
Collaborare per raggiungere risultati. Le sfide della crisi climatica possono essere vinte solo lavorando insieme. Alla COP26 sarà quindi necessario finalizzare il Paris Rulebook (le regole dettagliate che rendono operativo l’Accordo di Parigi) e accelerare l’azione per affrontare la crisi climatica attraverso la collaborazione tra governi, imprese e società civile.

I negoziati delle Nazioni Unite sono basati sul consenso, e il raggiungimento di un accordo dipenderà dal non aver trascurato alcun problema e dalla capacità di ascoltare la voce di tutti. Per raggiungere questo scopo è necessario rimuovere le barriere che impediscono la partecipazione di tutti all’evento e per sostenere le voci delle comunità vulnerabili ai cambiamenti climatici, comprese le popolazioni indigene e le comunità che si trovano a fuoriuscire da un’economia a elevata impronta di carbonio
Questo decennio è decisivo ed è necessario trasformare l’ambizione in azione. I governi, le imprese e la società civile devono quindi lavorare insieme per trasformare i modi in cui alimentiamo le nostre case e le nostre attività, produciamo il nostro cibo, sviluppiamo infrastrutture, ci muoviamo e trasportiamo le nostre merci.

Pierluigi Addarii