L’Ecuador è sconvolto da diversi mesi da violenze. In questo stato del Centro America il SOS Missionario ha appena concluso nella città di Portoviejo il progetto di un centro sociale polivalente ed ora sta realizzando una mensa per gli anziani poveri. Padre Walter, il parroco della parrocchia di San Giovanni Apostolo di Portoviejo, ci ha scritto dicendosi molto preoccupato per la situazione del suo paese.

L’Ecuador, un tempo considerato tra i Paesi più sicuri del Sud America, sta attualmente affrontando una preoccupante escalation di violenza legata alla criminalità organizzata transnazionale.

La situazione della sicurezza in Ecuador negli ultimi anni è precipitata: il tasso di omicidi è aumentato di quasi il 500%. E Guayaquil, considerata la città più pericolosa del Paese, ha registrato 1.390 morti violente solo nella prima metà del 2023.

Ma cosa ha portato l’Ecuador ad essere uno degli stati più pericolosi al mondo?

La ricchezza dell’Ecuador era la coltivazione e l’esportazione di banane, e più recentemente il petrolio; oggi invece la risorsa è la cocaina

La svolta avviene nel 2008 quando il cartello messicano di Sinaloa – che ha il monopolio del traffico di cocaina – , decide di dislocare parte dello stoccaggio della cocaina in Ecuador; vuole trovare un nuovo punto di partenza per le navi dirette verso Nord America, Europa, Asia, da dove la richiesta di cocaina è in continuo aumento.

Sinaloa trova un interlocutore in un piccolo gruppo di 10 persone, Los Choneros, che si dedicava al micro spaccio, faceva estorsioni agli alberghi… Viene fatto un accordo per lo stoccaggio delle foglie di coca in Ecuador.

Poiché l’accordo “funziona”, il passo successivo fu lo spostamento dalla Colombia in Ecuador di parte della raffinazione della coca. Inoltre Los Choneros, sfruttando la limitata attenzione delle forze dell’ordine locali, riescono ad ottenete il controllo dei porti. Grazie alla sua posizione geografica strategica, l’Ecuador, che confina sia con la Colombia che con il Perù e gode di un ampio accesso all’oceano Pacifico, si trasforma in un importante centro logistico per il traffico internazionale della cocaina.

Gli introiti crescono enormemente per Los Choneros, che cominciano ad investire nell’edilizia, nella raccolta dei rifiuti, in politica, infiltrandosi sempre di più nei gangli vitali del paese.

La situazione delle carceri, diventate il fulcro delle operazioni dei gruppi legati al narcotraffico, è preoccupante, con livelli di violenza e corruzione senza precedenti che rispondono all’abbandono del sistema penitenziario da parte dello Stato.

Il Presidente ecuadoriano Daniel Noboa, che è stato eletto lo scorso novembre con l’impegno di contrastare la violenza associata al narcotraffico, ha annunciato lo stato di emergenza nel Paese per 60 giorni, una misura che dovrebbe consentire alle forze militari di riprendere il controllo delle carceri nel Paese e di gestire l’escalation di violenze.

La risposta dei narcos è stata immediata e inequivocabile, con l’ordine di insurrezione agli affiliati al cartello, che può contare tra soldati e fiancheggiatori su un esercito di 10.000 e un indotto di lavoratori di circa 1 milione di persone in un paese di 20 milioni di abitanti. In questo contesto si inserisce la rivolta nelle carceri e quanto accaduto lo scorso 9 gennaio, quando un gruppo di uomini incappucciati ha fatto irruzione nella sede del canale televisivo TC a Guayaquil, nel sud-ovest del Paese, prendendo in ostaggio il personale durante una trasmissione, e dando visibilità internazionale a questa guerra in corso.

Oggi in Ecuador molti si chiedono se, per fronteggiare la gravissima situazione, il presidente Noboa finirà con l’adottare misure ancora più estreme (la cosiddetta «mano dura») come quelle adottate da Nayib Armando Bukele, il presidente di El Salvador.

Tuttavia, scrive Primicias, un rispettato sito giornalistico ecuadoriano, «le prove esistenti sull’infiltrazione della criminalità organizzata nella Polizia nazionale, nelle Forze armate, nella magistratura o nella Procura ci portano inevitabilmente a dire che è difficile credere che i criminali siano arrivati lì senza il sostegno e l’intermediazione di coloro che hanno influenza politica nel paese»

Come ci testimonia padre Walter, la situazione è sempre più esplosiva, aumenta il livello della violenza nelle strade e sta generando nella popolazione un ulteriore innalzamento del livello di violenza e di insicurezza.