Mentre scrivo non so quali provvedimenti saranno presi – se saranno presi – dall’Inghilterra per combattere l’epidemia mondiale del corona virus. Al momento l’unica certezza è rappresentata dalla frase pronunciata dal premier inglese Boris Johnson che, rivolgendosi ai propri connazionali, ha affermato: “abituatevi a perdere i vostri cari”.

Con queste parole il biondo Boris ha chiarito il suo modello di intervento: lasciar correre, consentire al virus di fare il suo lavoro sapendo che l’infezione riguarderà oltre il 60% della popolazione, contando sulla cosiddetta “immunità di gregge”. Viene quindi messo nel conto che migliaia di inglesi moriranno, sapendo che le vittime saranno soprattutto i più fragili: l’Inghilterra neoliberista è quindi pronta a sacrificare i più deboli e i più poveri

In Italia l’emergenza sanitaria ci sta obbligando a un profondo cambiamento delle nostre abitudini. Un’intera nazione chiusa in casa, ma che sta riscoprendo i veri sentimenti e i veri valori.

«Andrà tutto bene» recitano i cartelli comparsi in molte città da Nord a Sud, nei vicoli e nelle strade di città e paesi; i “flash mob dai balconi” si moltiplicano. C’è un diffuso e profondo sentimento di gratitudine nei confronti di medici, infermieri, e di tutte quelle persone impegnate negli ospedali e nella lotta contro il virus; una testimonianza collettiva di partecipazione, un’inattesa manifestazione di solidarietà in un Paese che fino a ieri appariva profondamente diviso.

Appare certamente singolare che per guarire dal contagio del virus è necessario un periodo di quarantena, e che questo invito a rimanere in casa venga fatto proprio nel periodo quaresimale che stiamo vivendo, nel quale siamo invitati a “ritirarci nel deserto”, in un luogo appartato, per rimanere soli con noi stessi e con Dio. Scrive mons. Vito Angiuli, vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, nel suo messaggio alla diocesi dal titolo “La Quaresima al tempo del Covid-19”. “I quaranta giorni quaresimali sono un tempo cronologico con un forte valore simbolico. Sono, infatti, un’esortazione a rivedere il proprio stile di vita e a cambiare le abitudini più dannose” e l’insegnamento che possiamo trarre dall’attuale epidemia è “l’accettazione convinta del senso del limite e il riconoscimento della connaturale fragilità e finitudine della nostra umanità. L’accettazione del proprio limite aiuta a recuperare il valore dell’elemosina, ossia dell’alterità, della solidarietà e della fraternità”