Presso la Caritas Diocesana di San Benedetto del Tronto sono esposte fino al 30 giugno 2021 le opere artistiche realizzate dagli ospiti della struttura, sotto la guida esperta e sapiente dell’artista Patrizio Moscardelli. L’ iniziativa “I colori del creato” si è realizzata all’interno della sala polivalente della Caritas in via Madonna della Pietà 111. Il filo conduttore è la natura e la bellezza del creato, trovando ispirazione dall’ Enciclica “Laudato Sì” di papa Francesco sulla cura della nostra Casa Comune.
Elisabetta, volontaria della Caritas, “abbiamo cercato non solo di impegnare gli ospiti con il laboratorio, ma anche di farli entrare in contatto con la loro parte più intima, più nascosta, quella che non vogliono far vedere. Grazie a Patrizio Moscardelli, che ha dato loro molta fiducia, i ragazzi si sono sentiti subito a casa e pronti a fare qualcosa di nuovo. Sapere, infatti, che qualcuno crede in loro e nelle loro capacità è fonte, per tutti loro, di grande stimolo, gioia e anche maggiore sicurezza e fiducia in se stessi.”
Fabio, ospite della Caritas dichiara: “Questa iniziativa mi ha dato l’opportunità di uscire da un momento di apatia della mia vita, di rimettermi in gioco, di provare di nuovo emozioni e gioia e così è stato anche per altre persone.”
La cosa più bella di questi giorni – racconta Nicola, uno degli ospiti della Caritas Diocesana ed autore delle opere della mostra “è stata la condivisione. Il malessere quotidiano, che proviamo per la situazione difficile che viviamo, viene alleggerito grazie alla Caritas e a tutti i volontari che portano avanti tantissimi progetti. Oltre all’aspetto economico e del cibo che è comunque molto importante, ci sono altre cose che servono a nutrire l’anima. Proprio qualche giorno fa, noi ragazzi parlavamo del fatto che la Caritas ci dà tutto quello di cui abbiamo bisogno: oltre ai viveri e a una casa, la cosa per noi più importante è il supporto, il conforto. La realizzazione di questi quadri per la mostra di pittura di oggi è un esempio di questo: il progetto, infatti, ci ha dato la forza per tirare fuori alcune emozioni ed alcuni sentimenti che avevamo dentro, ma che non riuscivamo a tirare fuori. La nostra mano all’inizio era un po’ titubante, ma poi è diventato qualcosa di bello: è diventato qualcosa di più che mettere soltanto i colori sulla tavolozza; è come se su ogni quadro avessimo rappresentato noi stessi.”
Testimonianze che confermano l’importanza della prossimità, che si esprime non solo con servizi in risposta ad esigenze, ma anche con momenti di aggregazione, tempi di riflessione, progetti costruiti insieme per migliorare gli spazi vitali della Comunità.
Nonostante la crescita inesorabile della povertà nel mondo e nonostante sia evidente l’iniquità dell’attuale sistema economico, sembra complicato operare in termini di circolarità e di rigenerazione se lo scarto della comunità è una persona.
Il nostro è un tempo in cui la dignità e i diritti della persona vengono “monetizzati”, prescindendo dalle ragioni per cui quella persona si trova ai margini e difficilmente si indicano strade che producano un cambiamento di vita e di relazioni. Questa “visione” di Welfare è destinata al fallimento, anzi è già fallita. E’ insostenibile per qualsiasi economia pubblica e incrementa la cultura dello scarto invece di combatterla, la rende strutturale.
Le esperienze di prossimità, unici veri antidoti alla crisi umanitaria in corso, indicano come serva sostituire la dimensione quantitativa con quella qualitativa e solo il recupero e il coinvolgimento delle persone più fragili può far germogliare il seme della generatività. Per ogni persona, essere protagonista della costruzione della propria vita, nonché assumersi responsabilità nel contesto familiare, comunitario e sociale costituisce una cosa profondamente diversa rispetto a ricevere quanto serve per sopravvivere come “assistito”.
La strategia è quella della circolarità e della mutualità attuata attraverso reti territoriali d’intervento che, mosse e promosse con e per i cittadini, mettono insieme tutte le opportunità che sinergicamente i cittadini, il privato sociale organizzato e le Istituzioni possono mettere in campo. Un meccanismo di “promozione dal basso” e diretto coinvolgimento dei beneficiari nelle azioni che possono rispondere ai loro bisogni.
La leva di questa strategia spesso è la Riqualificazione di luoghi “sensibili” con azioni di prossimità, che promuovono nuove forme di partecipazione civica e sensibilizzano i cittadini e le famiglie a diventare protagonisti del cambiamento, della rigenerazione dei luoghi che abitano.
È tempo di investire di nuovo sulle persone, sul vero “capitale sociale” delle Comunità, un investimento che si nutre di conoscenza e di fiducia, un’economia che rimette al centro le persone che da scarti diventano protagonisti di nuova vita.
Per fare questo bisogna scegliere di camminare insieme, investire nella relazione e impiantare semi di fiducia.
La Prossimità, forse davvero è il metodo per contrastare la povertà. Per realizzarsi bisogna evitare che si riduca ad una carità erogativa e si trasformi in una relazione generativa. Forse stiamo muovendo i primi passi…..

Franco Veccia