Omicron, la nuova variante del Covid-19, fa saltare la 12a Conferenza ministeriale del WTO, organizzazione mondiale del commercio. Si tratta della più grande riunione in quattro anni programmata a Ginevra dal 30 novembre al 3 dicembre con la partecipazione di un centinaio di ministri. Il 2 dicembre si sarebbe dovuta esprimere in merito ai Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights (Trips), per la sospensione temporanea dei brevetti ai paesi che possono produrre vaccini anti-Covid 19 in tutto il mondo e in particolare nei paesi in via di sviluppo.
Esprimendo la consapevolezza che l’emergenza sanitaria non finirà finché non lo sarà per tutti, come dimostra la continua apparizione di varianti, il G20 dei ministri della salute, si è recentemente impegnato ad assicurare i vaccini a tutto il mondo, aiutando i paesi più fragili attraverso “i meccanismi di collaborazione esistenti e donazioni di dosi per far fronte alle esigenze più immediate”.
Limitarsi ai meccanismi esistenti, alle donazioni di dosi e alle catene di approvvigionamento, però, non basta. Se l’Africa ha avuto accesso solo al 4% delle necessità, significa che quanto programmato è certamente utile ma assolutamente non sufficiente a contenere la pandemia. E’ necessario fermare con rapidità e ovunque il coronavirus e le sue preoccupanti varianti, e per farlo serve anche la decisione sulla sospensione temporanea dei brevetti fino a quando la pandemia non sarà sotto controllo.
Ci sono paesi come Sudafrica, India, Indonesia che hanno le conoscenze, competenze e capacità tecnologiche per produrre localmente i vaccini anti-Covid in modo sicuro e scientificamente controllabile e quindi per aumentarne la produzione e rendere più facile la loro somministrazione in ogni area del mondo e a prezzi più contenuti. Aspettano solo le licenze per poterlo fare, come efficacemente avvenuto di fronte a precedenti gravi epidemie. Nei prossimi mesi servono 12 miliardi di dosi e poi ne serviranno altrettante: impresa impossibile senza il trasferimento tecnologico a questi paesi.
Se è vero che la protezione della proprietà intellettuale può favorire la ricerca, l’assunzione del rischio e nuovi investimenti, è altrettanto vero che per il vaccino anti-Covid le aziende farmaceutiche produttrici hanno già potuto beneficiare di ingenti finanziamenti pubblici per la ricerca e la copertura del rischio e che l’attuale commercializzazione dei prodotti sta loro producendo ricavi da capogiro
È in gioco la contrapposizione tra principi basilari relativi al bene comune in materia di salute pubblica e interessi particolari relativi al mantenimento del profitto sempre e comunque. Occorre impegnarsi perché tutti nel mondo abbiano lo stesso accesso al vaccino e perché sia gratuito per chiunque ne abbia bisogno e non un qualcosa per trarre un facile guadagno.
La sospensione temporanea dei brevetti è indispensabile, ma non basta. Servirà un vasto piano per il trasferimento di tecnologie, l’assistenza tecnica, la formazione, gli investimenti su tutta la catena della produzione, conservazione e distribuzione e sui sistemi di sanità pubblica. I costi di un simile piano di sostenibilità in tema di salute saranno certamente inferiori a quelli che dovranno essere sostenuti per affrontare con gli strumenti attuali le prossime pandemie.
Le Ong che lavorano in Africa, Asia e America latina testimoniano la gravità della situazione, con conseguenze sulla salute e l’economia in società già molto fragili. Le comunità aspettano l’arrivo del vaccino. Ne hanno diritto come l’abbiamo noi in Italia e in Europa. Non è difendendo solo gli interessi e i privilegi di pochi che si può costruire pace e maggiore giustizia nel mondo. La tutela della salute ‘bene pubblico globale’ è al di sopra di qualsiasi protezione della proprietà intellettuale di fronte a pandemie che possono compromettere la vita di milioni di persone e il futuro dell’umanità.

Roberto Ridolfi
Presidente LINK2007