Tra i tanti scenari del 2023 che già da ora si profilano per la nostra vita personale e per le popolazioni di tutto il mondo, c’è quello del continente africano delineato dal report “Africa outlook 2023” che non può che essere preoccupante. Situazione dominata soprattutto dall’incertezza degli eventi su uno sfondo ormai invece certo che è dato dalle condizioni climatiche avverse e dall’instabilità politica. In diversi Paesi africani si terranno ben 17 elezioni presidenziali o legislative, fra cui i più a rischio saranno Algeria, Egitto, Etiopia, Repubblica Democratica del Congo e Libia. Nuovi o vecchi governi che si troveranno sul calendario 2023 puntuali appuntamenti con una sempre più precipitosa inflazione. Tra gli Stati con maggiore probabilità di inasprimento delle misure economiche ci saranno: Ghana, Etiopia, Egitto, Sudafrica e Zimbabwe. Alcuni Paesi africani sono già stati costretti ad aumentare notevolmente il debito pubblico con relativo deprezzamento delle valute. Anche la crisi in Ucraina sta piegando la già debole economia africana trascinando oltre 1,8 milioni di persone in condizioni di estrema povertà. Un dato che potrebbe raggiungere i 2,1 milioni nel 2023.
Intanto il resto del mondo guarda a questa difficile e appetibile Africa: l’Unione Europea e soprattutto la Cina hanno mostrato un crescente interesse verso le opportunità di costruire relazioni economiche con essa, soprattutto in seguito alla necessità di cercare nuovi approvvigionamenti energetici. L’UE ha stanziato per questo circa 150 miliardi di euro dei suoi fondi di investimento.
Il rapporto della Cina con l’Africa è stato definito con tre parole: ”risorse, mercati e voti”. Per ora gli investimenti della Cina sono 4 volte quelli degli Stati Uniti ma già in questi giorni di fine anno Joe Biden ha preparato il terreno per il 2023 nel summit della Casa Bianca con 49 capi di stato africani ai quali sono state promesse per il nuovo anno l’elezione dell’Unione Africana a membro permanente del G20 e una sua visita multinazionale nell’Africa subsahariana. Centro di questa futura cooperazione afroamericana resta sempre il recupero di un terreno che Russia e Cina coltivano da tempo.
La corsa internazionale all’Africa negli ultimi anni si è allargata anche alla Turchia, agli Emirati Arabi e al Giappone. “Gli Stati Uniti hanno sempre considerato l’Africa un problema da risolvere, i loro concorrenti, invece, vedono l’Africa come una terra di opportunità. È per questo che sono in vantaggio” sostiene il direttore americano del programma Africa…
Cosa penseranno di queste strategie geopolitiche il congolese, il sudanese, l’etiope che coltivano caffè, che zappano la terra, che pascolano animali nei loro villaggi dove mancano acqua, cibo, medici e scuole?!
Paola Gogna




