Il muro che circondava Berlino ovest e divideva in due la città era stato costruito nell’agosto 1961, per impedire ai cittadini che risiedevano nelle aree orientali di poter fuggire verso l’Ovest. Quando il Muro di Berlino venne abbattuto, 30 anni fa, erano 16 le recinzioni in tutto il mondo. Oggi, a distanza di 30 anni dal suo abbattimento, sono addirittura 63, che interessano 67 stati, completate o in fase di progettazione; certamente non sono un segno di libertà, amicizia e solidarietà. Solo qualche esempio: fra Stati Uniti e Messico è stato alzato dal 2006 un muro di 1.050 chilometri. La “barriera di separazione” costruita a partire dal 2012 da Israele in Cisgiordania misura 700 chilometri. L’Arabia Saudita ne sta costruendo uno alla frontiera con l’Iraq e un altro al confine con lo Yemen. Da un anno il Marocco sta costruendo muri alla frontiera con l’Algeria, mentre da decenni è in piedi il muro eretto dai marocchini nel Sahara Occidentale. L’India ha sigillato la frontiera con il Bangladesh. La Spagna, invece, il suo muro, con barriere alte fra i 3 e i 5 metri, lo ha costruito nella sua enclave di Melilla, alla frontiera con il Marocco. Sono di questi mesi i 175 chilometri di fili spinati stesi dall’Ungheria. L’Austria vuole chiudere i passaggi con l’Italia.…. I fautori del libero mercato sostengono che merci e capitale devono muoversi liberamente, ma tendono a non estendere questo principio di mercato al movimento delle persone. La globalizzazione, che avrebbe dovuto portare ad un progressivo abbattimento delle barriere rimaste, è stata in realtà causa di rinati timori sulla sicurezza.La parola crisi si fa largo in ogni discorso, pubblico e privato che sia. È in crisi l’economia, ma la parola crisi non si ferma in questo ambito, invade anche la sfera affettiva e sociale: è in crisi la famiglia, la società, la scuola, il rapporto di coppia, il rapporto adulti giovani, e sono in crisi i valori che hanno guidato nel passato, in crisi i rapporti tra i popoli. La paura guida il pensiero. Ci si sente in pericolo e allora si alzano i muri, quelli psicologici e quelli reali, materiali. Non si deve negare la complessità del problema, ma proprio perché la situazione è drammatica, non la si può liquidare con teorie preconfezionate.