Il 10 dicembre si celebra la Giornata Mondiale dei Diritti Umani, quelli riconosciuti all’uomo semplicemente in base alla sua appartenenza al genere umano.
Nel 1948 l’ONU adottò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, un documento storico, che proclama i diritti inalienabili di ogni individuo, di ogni razza, colore, religione, sesso, linguaggio, orientamento politico o altra opinione, nazionalità od origine sociale, nascita o status.

A distanza di tanti anni da quel proclama, in troppe aree del mondo, i diritti dell’uomo sono violati… Ma quello più violato è il diritto al cibo. Oltre 900 milioni di persone oggi soffrono la fame a, e la situazione continua a peggiorare.
Mancano otto anni al 2030, anno in cui dovrebbero essere raggiunti gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni unite, ma la distanza per centrare molti dei traguardi previsti dall’Obiettivo n.2 – “Sconfiggere la fame” – aumenta ogni anno. Guerre, numero e intensità di eventi climatici estremi e recessioni economiche sono i principali fattori che impediscono di raggiungerlo.
Negli ultimi dieci anni, questi fattori sono aumentati, minando la sicurezza alimentare e la nutrizione in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito.

L’attivista ambientalista indiana Vandana Shiva, nel suo ultimo libro: “Dall’avidità alla cura. La rivoluzione necessaria per un’economia sostenibile” afferma che sono tre le  pandemie che ci stanno colpendo simultaneamente: quella del coronavirus, quella della fame e infine la pandemia dei mezzi di sussistenza. Le tre pandemie sono collegate l’una all’altra in un rapporto di casualità. La causa è che abbiamo costruito un’economia globalizzata, guidata dall’unico motore dell’avidità. In questa situazione nessuno guadagna eccetto le multinazionali. I cui profitti crescono, le cui quotazioni sui mercati s’impennano, il cui accesso alle risorse aumenta.

Quel che è certo è che il Terzo millennio ha visto crescere le disparità a livello globale. Basti pensare che le disuguaglianze globali odierne si avvicinano a quelle registrate all’inizio del XX secolo: è aumentato il divario tra ricchi e poveri, con il 10% delle persone che possiede il 76% di tutta la ricchezza globale. Inoltre la disparità è aumentata soprattutto all’interno dei singoli Paesi, piuttosto che tra i diversi Paesi.

Come evidenzia il rapporto Oxfam 2022 La Pandemia della disuguaglianza nel periodo quasi trentennale intercorso tra il 1995 e il 2021 l’1% più ricco, in termini patrimoniali, ha beneficiato del 38% del surplus di ricchezza. Appena il 2,3% del surplus è andato ad appannaggio della metà più povera della popolazione mondiale.

Anche papa Francesco, nell’enciclica “Laudato Sì”, fornisce una chiave di lettura degli enormi squilibri provocati dalla globalizzazione, dalle guerre, dal saccheggio delle risorse della terra…
Ed è per questo che lo scorso settembre, rivolgendosi agli oltre mille giovani convenuti ad Assisi  da tutto il mondo per l’evento “Economia di Francesco” li ha esortati ad impegnarsi per «Cambiare questa economia che uccide con una nuova economia della vita»