Si celebra domenica 25 settembre la 108^ Giornata Mondiale dei Migranti e dei rifugiati.

Nel suo messaggio – che si intitola “Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati” – papa Francesco vuole «evidenziare l’impegno che tutti siamo chiamati a mettere in atto per costruire un futuro che risponda al progetto di Dio senza escludere nessuno».

Non c’è Paese, non c’è popolo che non sia in cammino. Al termine di questo anno saranno ormai 90 milioni i richiedenti asilo e rifugiati, anche in seguito alla tragica guerra in Ucraina, che ha costretto a lasciare le proprie città e le proprie case per mettersi in fuga oltre sei milioni e mezzo di persone, soprattutto donne e bambini. Sono le vittime, spesso dimenticate, di oltre 30 guerre dimenticate, dei disastri ambientali, dei popoli alla fame. Sono le vittime della tratta, della violenza e di ogni forma di sfruttamento. 

“Con loro siamo chiamati a rigenerare le città, l’Italia, l’Europa, sempre più stanche, abitate da anziani, spopolate, coniugando i quattro verbi che caratterizzano le tappe del cammino delle persone e le soste: accogliere, tutelare, promuovere, integrare”.

Le nostre città “non sono aperte e accoglienti. Li lasciamo ancora fuori dalla città, dalla partecipazione alla vita politica, dalla cittadinanza attiva, negando ancora a un milione e mezzo di ragazzi e giovani, che sono nati e hanno studiato in Italia, il dono della cittadinanza”, scrive mons. Perego, presidente della Fondazione Migrantes,: “talora anche le nostre chiese e comunità cristiane, nonostante segni positivi, alzano i muri: dentro e fuori. Non sappiamo leggere la storia con gli occhi della fede.”

Papa Francesco ci ricorda che “la presenza dei rifugiati rappresenta una grande sfida ma anche un’opportunità di crescita culturale e spirituale per tutti …. l’arrivo di migranti e rifugiati cattolici offre energia nuova alla vita ecclesiale delle comunità che li accolgono   ”. Perché è proprio grazie ai migranti che “abbiamo la possibilità di conoscere meglio il mondo e la bellezza della sua diversità e costruire insieme un ‘noi’ più grande”.