L’inizio della controversia arabo-israeliana può essere fatta risalire alla fine della Prima Guerra Mondiale. Le zone oggi contese facevano parte dell’Impero ottomano, ma, in seguito alla sua sconfitta, tutti i Paesi arabi (Egitto, Arabia e zona della Mezzaluna fertile) cessarono di appartenere alla Turchia. La Società delle Nazioni incaricò la Gran Bretagna e la Francia della creazione e dell’amministrazione di nuovi Stati nei territori appartenuti all’Impero ottomano, tenendo conto delle differenti culture e religioni che lì risiedevano.
Un documento molto importante nell’affidamento alla Gran Bretagna del mandato sulla Palestina fu una dichiarazione del 1917 che prevedeva la disponibilità alla creazione in Palestina di un “focolare nazionale per il popolo ebraico”, che non avrebbe però leso i diritti delle popolazioni non ebraiche.
Un gran numero di ebrei cominciarono allora a stabilirsi nei loro antichi territori d’origine, acquistando terreni e proprietà, creando così colonie permanenti di immigrati ebraici. Questo movimento prese il nome di Sionismo. Nel 1936 però esplose una Rivolta Araba che contribuì ad aumentare l’odio dei fondamentalisti religiosi contro gli ebrei e i loro alleati Inglesi. Con il finire della Seconda Guerra Mondiale, dopo la strage di quasi 6 milioni di ebrei nei campi di sterminio nazisti, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite arrivò alla conclusione che si potevano creare due stati indipendenti, uno Arabo e uno Ebraico, l’uno affianco all’altro, con uno speciale trattamento per la città di Gerusalemme, culla di entrambe le religioni.
Il 14 Maggio 1948 fu proclamato lo Stato d’Israele; la reazione della Lega Araba non si fece attendere, dando così inizio al primo conflitto che si concluse con la vittoria d’Israele e una sconfitta, morale e materiale, dei paesi Arabi. Le conseguenze furono disastrose: oltre 650.000 profughi palestinesi furono cacciati dalle loro terre, occupate dalle truppe israeliane, mentre nuovi immigrati israeliani arrivavano da ogni parte del mondo.
Il conflitto tra israeliani e palestinesi entrò in un vortice di violenze dal quale sembra impossibile uscire. Il dato che colpisce maggiormente è l’impossibilità di risolvere una situazione conflittuale che ormai, da più di mezzo secolo, semina odio religioso e violenza, non solo nella regione mediorientale, ma nel mondo intero. Una lunga serie di conflitti, di luoghi divenuti tristemente celebi, di campi profughi, di protagonisti che hanno avuto un ruolo fondamentale, in positivo e in negativo: Guerra dei 6 giorni, Guerra del Kippur, alture del Golan, Cisgiordania, Settembre nero, invasione del libano, Drusi, Maroniti, falangi libanesi, Hamas,  Pasdaran, Hezbollah, massacro di Sabra e Shatila, curdi, accordi di Oslo, siriani, Striscia di Gaza, prima e seconda intifada, costruzione del muro, OLP, Arafat, Nasser, Sadat, Sharon, Rabin, Obama, ReHusayn, Netanyahu, Abu Masen…
La questione mediorientale continua ad essere un forte fattore destabilizzante all’interno dei rapporti internazionali, ma tutti i tentativi finora fatti tra israeliani e palestinesi per arrivare ad un accordo duraturo sono crollati, colpiti all’interno dagli estremismi religiosi di entrambe le parti, e all’esterno da una sostanziale crisi decisionale e politica della comunità internazionale, riunita nell’Organizzazione delle Nazioni Unite..