L’arrivo del nuovo coronavirus in Italia ha messo al centro del dibattito pubblico e politico la qualità degli ospedali del nostro Paese, promuovendo il nostro sistema sanitario nazionale (Ssn), che è uno dei migliori al mondo. Istituito nel 1978 il Ssn italiano si basa su tre principi fondamentali: l’universalità (ossia l’estensione delle prestazioni sanitarie a tutta la popolazione), l’uguaglianza (l’accesso alle cure senza nessuna discriminazione) e l’equità (la parità di accesso in relazione a uguali bisogni di salute).

Eppure nel corso degli ultimi anni il finanziamento del Ssn italiano è passato dal 7% del Prodotto interno lordo nel 2001 al 6,6% nel 2019. Vale la pena sottolineare che, mentre il finanziamento della sanità ha subito una riduzione dello 0,4%, nelle ultime tre legislature la spesa militare ha segnato un aumento del 26%.

In questi giorni tutti si preoccupano della sanità, dei medici e del personale impegnato a vario titolo negli ospedali e nei centri di ricerca, del potenziamento delle strutture e delle forniture ospedaliere.

Tutti percepiscono l’importanza di un servizio sanitario efficace e sono consapevoli della necessità di destinare maggiori risorse pubbliche a questo scopo. Si promuovono “flash mob” per chi è impegnato in “prima linea” nella lotta al coronavirus, inneggiando agli eroi che mettono a repentaglio la propria vita per salvare quella degli altri…

Eppure solo fino a poche settimane fa le cronache riportavano notizie di assalti ai pronto soccorso, aggressioni a personale medico e paramedico… Si moltiplicano siti che invitano a segnalare casi di presunta malasanità, garantendo azioni di risarcimento e quindi istigando a denunce spesso basate sul nulla, incrementando in maniera esponenziale il contenzioso medico-paziente e la medicina difensiva, con un danno reale per le casse del nostro Servizio sanitario nazionale.

E che dire della sanità a due velocità, con regioni e servizi di eccellenza e regioni dove è persino difficile garantire igiene e servizi essenziali..

Per non parlare della presenza sempre più significativa dei privati nel “quasi-mercato” della sanità (non è un mercato, perché a pagare, anche le strutture private, è sempre il pubblico), che nelle loro strutture sviluppano solo le prestazioni più remunerative. Stesso discorso vale per le visite ambulatoriali e gli esami….(al proposito consigliamo la lettura di queste riflessioni di un medico di Arezzo: http://www.arezzonotizie.it/attualita/riflessioni-dottor-magnolfi-coronavirus.html)

Quest’emergenza ha messo in risalto le nostre fragilità sociali e territoriali – non solo nella sanità -, ma può essere una occasione per rivedere strategie di investimento, pianificare su basi più solidali e meno mercantili, combattere inefficienze e corruzione, perché a tutti sia garantito il diritto alla salute. Non lo dimentichiamo

Ma questa emergenza ci ha fatto toccare con mano quello che purtroppo succede quotidianamente in tante parti del mondo, dove malattie che noi abbiamo sconfitto, continuano a provocare dolore e morte. Non lo dimentichiamo.