Non si arresta, purtroppo, la violenta aggressione contro l’Ucraina, un massacro insensato dove ogni giorno si ripetono scempi e atrocità. Non c’è giustificazione per questo! … Penso ai milioni di rifugiati ucraini che devono fuggire lasciando indietro tutto e provo un grande dolore per quanti non hanno nemmeno la possibilità di scappare (Papa Francesco).

La guerra in Ucraina sta sconvolgendo anche le nostre sicurezze. L’invasione da parte di Putin dell’Ucraina, con le violenze perpetrate per annettere una parte di quel territorio, ha sconvolto la vita di un intero paese provocando tantissime sofferenze e morti.     I profughi che stanno cercando di lasciare la propria terra aumentano ogni giorno di più (oggi si parla di due milioni di persone). Se ci limitiamo alle cifre forse le stesse ci passano sopra ma se ad ogni numero associamo una donna, un giovane soldato e soprattutto i tantissimi bambini indifesi allora tutte le nostre sicurezze improvvisamente cadono e l’angoscia pervade i nostri sentimenti.
C’è un altro aspetto di questa guerra che mi amareggia molto e riguarda l’informazione. Non so se dipende da una mia percezione, ma le notizie che vengono trasmesse portano con se tanta amarezza come se l’escalation della guerra fosse inevitabile o quasi come se non ci fosse un’altra possibilità.
Sembra che la parola PACE sia scandita, ricercata, implorata soltanto dal nostro Papa Francesco che continua a parlare al cuore degli uomini affinché ricerchino sempre ciò che unisce e non ciò che divide e compiano gesti di riconciliazione e di pace vera: “Con la guerra tutto si perde, tutto, non c’è vittoria in una guerra, tutto è sconfitto. Che il Signore invii il suo Spirito perché ci faccia capire che la guerra è una sconfitta dell’umanità” e “ci liberi da questo bisogno di autodistruzione” ed ancora: “E, per favore, non abituiamoci alla guerra e alla violenza! Non stanchiamoci di accogliere con generosità, come si sta facendo: non solo ora, nell’emergenza, ma anche nelle settimane e nei mesi che verranno”.
Ho letto con molto interesse in questi giorni l’intervista rilasciata dall’ex ministro del PD Graziano Del Rio, da sempre cattolico praticante, che in Parlamento ha votato a favore dell’invio delle armi a Kiev ma si è astenuto sull’aumento delle spese militari deliberato dal governo Draghi. Al giornalista che gli evidenziava la contraddizione tra le due scelte l’onorevole rispondeva che dal suo punto di vista sostenere la resistenza del popolo ucraino sia giusto così come è sacrosanto il diritto di difendersi degli ucraini ma la direzione che le potenze europee debbono prendere è quella di fermare la corsa al riarmo e non stimolarla con l’aumento delle spese militari. “Io sono totalmente dalla parte dell’aggredito, ma saremo tutti più deboli se non troviamo il modo di far parlare la diplomazia per arrivare ad un immediato cessate il fuoco. E la pace si fa col nemico, che non significa giustificare Putin, ma costringerlo a trattare. La guerra non è solo sofferenza e dolore per tutti, è sempre un fallimento della politica ed anche come dice il papa un fallimento dell’umanità”. Sono parole che ridanno un senso reale alla politica e rivelano che non possiamo accettare inermi la guerra ma lavorare per superare i nazionalismi miopi e costruire una pace reale e duratura.
Un monito ancora più forte su questo tema è arrivato ancora una volta da Papa Francesco che parlando alle aderenti del Centro Italiano Femminile ha affermato: “Io mi sono vergognato quando ho letto che un gruppo di Stati si sono compromessi a spendere il 2 per cento del Pil per l’acquisto di armi come risposta a questo che sta accadendo, pazzi!”. “La vera risposta non sono altre armi, altre sanzioni, altre alleanze politico-militari – ha affermato il Pontefice -, ma un’altra impostazione, un modo diverso di governare il mondo, non facendo vedere i denti, un mondo ormai globalizzato, e di impostare le relazioni internazionali”.
Ho tanta paura che gli accorati appelli dal Papa rimangano inascoltati non solo dai governi ma anche dalla gente comune, che spesso non riesce a guardare al di fuori del proprio individualistico stare bene, ed è convinta di affermare le proprie ragioni senza essere attenta alle esigenze dell’altro.