Centotrenta persone annegate nei giorni scorsi al largo della Libia. Il mare era molto mosso, e le tre imbarcazioni si sono ribaltate. I primi soccorritori hanno riferito che “era come nuotare in mezzo ai cadaveri”. È l’ennesima tragedia del mare, dopo due giorni su un gommone in balia dal Mediterraneo, con richieste d’aiuto ignorate, secondo la denuncia di Sea-Watch International e altre ong, dalle autorità europee e da Frontex, che “hanno negato il soccorso”.
Quella “delle 130 vite perse nel Mediterraneo” nei giorni scorsi è dunque “una tragedia europea”.
La vergogna umanitaria dei nuovi migranti morti nel Mediterraneo pone gli Stati nazionali davanti alla loro stessa responsabilità di dover rispondere al loro grido d’aiuto. Non possiamo voltarci pensando che l’unica emergenza di oggi sia la pandemia Covid. La crisi sociale, economica, le violenze, continuano a esserci quotidianamente in ogni angolo del pianeta. Assistere, quasi indifferenti, ad un ulteriore naufragio nel Mediterraneo, in un mondo che dovrebbe essere più solidale perché impegnato nella stessa battaglia della pandemia, vuol dire aver perso sul fronte della globalizzazione dei valori dell’identità dell’Europa, continente dove molti hanno sempre trovato spazio per realizzarsi come persone”. A dirlo è suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Suore Missionarie Scalabriniane.

Il presidente del Parlamento europeo,David Sassoli, spinge per una svolta urgente: “I governi nazionali diano poteri e mandato all’Ue per intervenire, salvare vite, realizzare corridoi umanitari e organizzare un’accoglienza obbligatoria. Ormai è chiaro che le politiche nazionali non sono in grado di gestire i movimenti di migranti e richiedenti asilo“.la vergogna umanitaria del mediterraneo