Tra il 18 e il 24 luglio del 1943, alcuni intellettuali cattolici si ritrovarono nel monastero benedettino di Camaldoli per confrontarsi e individuare linee programmatiche riguardanti la dottrina sociale della Chiesa, in particolare circa i temi del lavoro, della giustizia sociale, della libertà, del rapporto individuo-Stato.
Il codice parte da una premessa “forte” indicando il fondamento spirituale della vita sociale, in una comunità ormai smarrita e prigioniera di logiche di conquista e di potere; è questo il punto in cui il discorso degli esperti segna una rottura con il passato e si ritorna a parlare di dignità dell’uomo, cioè di un mondo degno dell’uomo, (umiliato dalle persecuzioni razziali e dallo statalismo), fondato sulla giustizia, ma anche sulla carità verso il prossimo, in un contesto nazionale e internazionale.
I protagonisti di Camaldoli seppero trasferire nel documento importanti elementi della dottrina sociale della Chiesa, testimoniando la vitalità e l’attualità degli insegnamenti di una storia secolare, ben consapevoli del valore della laicità dello Stato che deve essere aperto a tutte le istanze.
Il card. Matteo Zuppi, intervenendo ad un convegno ricordo degli 80 anni dalla stesura del codice ricordava che la visione di Camaldoli “aiutò a preparare quell’inchiostro con cui venne scritta la Costituzione, frutto di idealità ma anche di capacità di confronto, visione, consapevolezza dei valori della persona, la giustizia e la libertà”.
Oggi di quel fondamento spirituale della vita sociale che animava quei visionari cattolici non c’è quasi più traccia.
“Manca quell’inchiostro”.
Scriveva qualche giorno fa il sociologo Mauro Mogatti: “Dare risposte alle domande di giustizia sociale e di senso che salgono da tante parti, riconoscere le diversità culturali della persona, della pace, sono passi difficili e possibili solo grazie a una nuova intelligenza politica che presuppone un livello spirituale più alto. Senza il quale il prezzo che dovremo pagare alle sfide che ci stanno interpellando sarà ancora più alto”.
E’ possibile, come accadde a Camaldoli per la Costituzione, ritrovare quell’inchiostro per scrivere pagine di futuro ricche di genuina umanità, soprattutto quando si pensa di toccarne il testo?




