Come per i lupi, i cinghiali e gli orsi, così anche per i migranti irregolari che tentano di entrare in Italia dalla Slovenia lungo i sentieri del Carso si invocano le video-trappole. Importante è intercettarli e respingerli, come gli animali pericolosi: “La loro adozione – ha detto l’assessore alla sicurezza della regione Friuli-Venezia Giulia – è un’opportunità interessante che va ad aggiungersi alle altre già prospettate, come l’utilizzo di droni o di postazioni fisse con telecamere termiche”.
Questa è la notizia pubblicata sul quotidiano “Avvenire” il 15 gennaio scorso.
Un commento spassionato?
I dati affermano che nel 2019 dalla Slovenia, attraverso la rotta balcanica, sono state rintracciate circa 5mila persone entrate irregolarmente. È un incontrovertibile dato di fatto.
E io non voglio certamente avallare le irregolarità nella immigrazione, anzi mi auguro che ogni ingresso possa realizzarsi attraverso ogni norma legale, anche se il problema dell’immigrazione avrebbe bisogno di ben altre politiche e leggi di quelle attuali.
Quello che invece mi rende perplesso e mi rattrista non poco è questo demenziale accostamento di tanti uomini e donne ad animali pericolosi che vengono a turbare la nostra quiete.
In fondo le trappole elettroniche sono apparecchiature poco costose, grazie a semplici software di facile reperibilità. Ma peggiori, molto peggiori sono quelle trappole che collochiamo dentro ognuno di noi, quelle trappole che servono per tenere lontani fratelli e sorelle in difficoltà, trappole che non permettono di informarsi sul dolore altrui, trappole che in realtà impoveriscono le nostre patetiche vite soddisfatte.
Sono queste le uniche trappole che ci danneggiano.