Il Global Compact sull’immigrazione è un documento sottoscritto da diversi stati e promosso dalle Nazioni Unite che prevede la condivisione di alcune linee guida generali sulle politiche migratorie, nel tentativo di dare una risposta coordinata e globale al fenomeno. Parte dal presupposto che “la migrazione fa parte dell’esperienza umana ed è sempre stato così nel corso della storia” e che il suo impatto può essere migliorato se si renderanno più efficaci le politiche dell’immigrazione”. Nel preambolo del testo si definisce “cruciale” la cooperazione tra i diversi stati: “Le sfide e le opportunità dell’immigrazione devono unirci, invece di dividerci. Il Global compact getta le basi per una comprensione comune del fenomeno, la condivisione delle responsabilità e l’unità degli obiettivi”.

“I fenomeni migratori richiedono una risposta strutturata, multilivello, di breve, medio e lungo periodo da parte dell’intera comunità internazionale. Su tali basi sosteniamo il Global Compact su migrazioni e rifugiati”. Così parlava il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, alla 73ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 26 settembre 2018.

Il giorno prima il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano – 5 stelle – era intervenuto all’Assemblea Generale spiegando che “il Global Compact rappresenta un’occasione senza precedenti per affrontare a livello globale il problema dei rifugiati”.

Giorgia Meloni – Fratelli d’Italia – intervenendo nel “question time” alla Camera lo scorso 21 novembre affermava: “Nel Global Compact si stabilisce il diritto fondamentale di ciascun individuo a emigrare o a essere immigrato, indipendentemente dalle regioni che lo portano a muoversi. Questo significa che in avvenire non ci sarà solo un diritto che riconosce lo status di rifugiato, ma anche quello di essere un migrante economico, un individuo che scappa dal caldo o semplicemente uno che si vuole muovere da un posto all’altro”.

Rispondendo, il Ministro degli Esteri Moavero ribadiva la posizione assunta dal Presidente Conte all’ONU, affermando che “ il documento non sarà un atto giuridicamente vincolante ….Italia ha sempre tenuto presente l’elemento importante di arrivare a una condivisione di oneri nella gestione dei fenomeni migratori  ”.

Il 28 novembre il vicepremier leghista Salvini frena sull’accordo internazionale: “L’Italia non andrà a Marrakech e non firmerà alcunché”. Segue l’annuncio del Governo “Il Global Migration Compact è un documento che pone temi e questioni diffusamente sentiti anche dai cittadini: riteniamo opportuno, pertanto, parlamentarizzare il dibattito. A Marrakesh, quindi, il governo non parteciperà, riservandosi di aderire o meno al documento solo quando il Parlamento si sarà pronunciato”.

E l’Italia, insieme a Stati Uniti Australia Repubblica Dominicana, Austria, Lettonia e i quattro paesi di Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia) non firma l’accordo.

Il 17 dicembre l’Assemblea Generale dell’ONU ha approvato nella risoluzione annuale sull’UNHCR il Global Compact sui rifugiati (un documento diverso dal Global Compact sottoscritto a Marrakesh, perché riguarda solo i rifugiati), una decisione che potrebbe trasformare «il modo in cui il mondo risponde agli esodi e alle crisi dei rifugiati, a vantaggio sia degli stessi rifugiati che delle comunità che li ospitano». La risoluzione è stata adottata da un voto che ha visto 182 voti a favore (tra cui l’Italia), due contro (Stati Uniti e Ungheria) e tre astenuti (Eritrea, Liberia e Libia).

Il 18 dicembre la maggioranza Lega-5 Stelle trova alla Camera un accordo decidendo di non decidere sul Global Compact sull’Immigrazione: si rinvia (di nuovo) la votazione sulla possibile adesione dell’Italia.

Ieri la Camera ha approvato una mozione di Fratelli d’Italia contro il Global compact, che impegna il governo a non sottoscrivere il documento delle Nazioni Unite. Il testo è stato approvato con 112 voti a favore, 102 contrari (quelli di Pd e LeU) e l’astensione di 262 deputati (Lega e 5 Stelle).

La maggioranza, paralizzata dalle sue divisioni, ha dimostrato ancora una volta di essere incapace di decidere su questioni rilevanti e di politica estera.

Pierluigi Addarii