I richiedenti asilo arrivati irregolarmente nel Regno Unito saranno spediti in Ruanda, dove rimarranno mentre le loro richieste saranno processate. È la clamorosa, seppur non inaspettata, decisione di Boris Johnson.

Secondo i nuovi piani dell’esecutivo, tutti i migranti irregolari che attraverseranno la Manica nel prossimo futuro saranno trasferiti in centri di accoglienza in Rwanda paese definito «una delle economie in più rapida crescita, riconosciuta a livello mondiale per la sua accoglienza e integrazione dei migranti». Non è chiaro dove alloggeranno nel frattempo i richiedenti asilo, né se l’accordo abbia o meno una durata precisa. Per ora si sa che il governo britannico pagherà al Ruanda 120 milioni di sterline, che il governo ruandese ha definito un «investimento iniziale» per finanziare «opportunità sia per i ruandesi che per i migranti». In sintesi: aiutiamoli a casa loro, anche se non è casa loro; basta che non sia casa nostra.

Nel Paese africano, secondo le prime stime governative, potrebbero essere trasferiti decine di migliaia di migranti irregolari nei prossimi mesi, anche retroattivamente. Perché Johnson ha sottolineato come le nuove norme si applichino a tutti coloro sbarcati illegalmente dal 1 gennaio 2022.

Cosa succederà dopo il trasferimento? A Londra non interessa troppo, non lo ritiene più un suo problema. I tre mesi coperti dai fondi britannici sono quelli in cui, in teoria, la repubblica africana esaminerà le domande d’asilo. In caso positivo, verrà concesso un permesso di soggiorno di cinque anni. In caso di diniego, per esempio per precedenti penali, di fatto scatta il rimpatrio nel Paese d’origine. Se la trafila burocratica si ingolfasse, questa triangolazione rischia di trasformare il Ruanda nell’ultima fermata del viaggio della speranza.

Il programma prevede anche il dispiegamento della Marina Militare, che prenderà il posto della polizia di frontiera nelle operazioni per intercettare, identificare e bloccare i barconi dei migranti.

L’anno scorso sono sbarcate sulle coste inglesi circa 28mila persone, numeri infinitesimali rispetto alle ondate migratorie del Mediterraneo e in Italia. Eppure il premier Johnson sostiene che questa situazione è insostenibile, “. .non si può continuare a saltare la fila, daremo anche il colpo di grazia a scafisti e trafficanti di uomini …Rimandare semplicemente indietro le navi verso la Francia non è pratico e nemmeno utile“.

Oltre 160 organizzazioni benefiche hanno firmato una lettera aperta per chiedere al governo di abolire un programma definito “vergognosamente crudele”. Ma Johnson non sembra pronto a fare retromarcia: “La nostra compassione è infinita ma l’accoglienza no” ha tagliato secco, sbandierando la Brexit che con la fine della libera circolazione delle persone ha dato al Regno Unito la “libertà di riprendersi il controllo delle proprie frontiere”.

Il Regno Unito non solo esternalizza l’accoglienza, come ha fatto l’Unione europea con la Turchia, ma paga un Paese terzo per accollarsi le responsabilità. Una specie di export di disperati.

C’è da scommettere altri paesi proveranno a seguire il suo esempio…