Alla ricerca di tracce di resilienza palestinese

Ad oggi Israele è il primo stato al mondo per percentuale di vaccinati. E questa è “la notizia” che circola nei più importanti canali d’informazione. Ma quanti sanno che nello stesso periodo non è diminuito il numero di demolizioni e confische di territori palestinesi ad opera di Israele? Ce lo racconta un piccolo episodio trascurato dalla stampa accaduto in questi giorni a Sarura, un villaggio di grotte situato alle porte del deserto del Negev nelle colline a sud di Hebron, abitato fin dagli anni ’90 da pastori palestinesi, poi abbandonato a seguito degli attacchi israeliani che qui hanno portato i loro nuovi avamposti.
Oggi in questa zona si è formato un collettivo di giovani palestinesi chiamato Youth of Sumud (YOS) i Giovani della Resilienza. Sumud significa “con determinatezza” poiché essi si sono riproposti di ripopolare questa terra e difendere la loro vita piantando alberi di ulivi, scortando i pastori con le telecamere per documentare eventuali assalti e aiutando chi è minacciato di sgombero. ” Noi lottiamo per la vita non per la morte. Non combattiamo per morire ma per vivere. Noi resistiamo per avere una bella vita di cui essere felici. E noi palestinesi dobbiamo resistere insieme per vivere insieme”. È un manifesto di resistenza nonviolenta ai vari episodi di oppressione nei confronti di pastori che vengono   bastonati e le loro greggi disperse o uccise, di bambini che per arrivare a scuola devono essere scortati. Ne sono protagonisti gli attivisti palestinesi di Sarura, ora Campo della Libertà.
Tutti giovani ragazzi che hanno scavato quelle grotte abbandonate per riabitarci fra cui  Harun Abu Aram, 16 anni, che l’8 gennaio scorso è stato mirato al collo e colpito da una soldatessa israeliana mentre cercava di difendere dalla confisca il generatore elettrico della sua famiglia, necessario per cucinare, illuminare, riscaldare l’interno di una grotta. La notte seguente viene arrestato Sami Huraini, figura di spicco del collettivo, ora rilasciato ma su cauzione e con dure restrizioni della libertà personale, reo di aver organizzato una manifestazione pacifica di protesta per il ferimento di Harun che rischia di diventare tetraplegico. Stessa sorte è toccata a un altro leader Hussein Hureini caricato a forza durante un raid dell’esercito per intimidazione, con l’intento anche di sequestrare smartphone e telecamere, le vere armi dei giovani pacifisti utili a documentare ingiusti soprusi.
Quotidianamente azioni di “disturbo” come furti, percosse, distruzioni vengono perpetrate dai coloni e dall’esercito israeliano per allontanare gli accampati di Sarura che da più di tre anni resistono, insieme. Navigando nella rete si scoprono così lotte, popoli e idee che continuano, nonostante il silenzio della stampa ufficiale, a costruire nuovi pezzi di libertà e di vita attraverso sacrifici e impegno.