Hai già lasciato, dietro le tue spalle legate al grande palo, le mura di Gerusalemme, o Gesù di Nazareth. Ora ti conducono verso la collina della morte, calpestando orme di persone disperate che ti hanno preceduto nella stessa condanna. Tra poco giungerai sulla cima.
Negli ultimi tre anni non hai fatto che camminare da un borgo all’altro, ora costeggiando il Giordano, ora sulla cresta di colline rocciose, sotto il cielo di Palestina: Cana, Cafarnao, Ennòn, Salìm, Sichar, Gerico. Nomi di tenue poesia, con le case nascoste tra ulivi e palmizi. E hai detto cose belle, forti, nuove. Ma le tue erano parole troppo grandi per le piccole vedute di noi uomini comuni. Forse per questo adesso non hai nessuno che ti segue in quest’ultimo decisivo cammino. Sei troppo radicale, per noi che amiamo i compromessi. Addio, Gesù. Non possiamo seguirti. Tu conosci la viltà di noi uomini.
Ora non parli più; ora vai barcollando verso la collina, mentre noi ce ne torneremo in città alle nostre abituali occupazioni, agli ordinari discorsi, ad una vita senza nulla di straordinario.
Forse se ti volti indietro potresti vedere ancora, tra le spine che ti scendono sugli occhi, la chiassosa Gerusalemme dardeggiata dal sole di questo tragico mezzogiorno, e se ti fermi ad annusare il vento sentiresti l’odore del pane fresco pronto per le tavole.
Ma tu non girarti indietro, non fermarti e non ti venga voglia di scendere dalla collina del sacrificio. Devi andare avanti, per tutti noi, malati di vigliaccheria. Devi vincere tu per tutti noi. Va’ avanti, non stancarti, non lasciarti schiacciare dal peso del legno, non rallentare il passo. Forse, se arrivi ad essere innalzato sulla croce fra cielo e terra, noi riacquisteremo la nostra forza, la nostra perduta dignità, la nostra voglia di venirti dietro. Rialzati per tutti noi.
Ecco, ora decisamente ti avvii verso la sommità del Golgotha, sacerdote del tuo stesso sacrificio.
Stasera il tuo corpo, bianco ed inerte, riceverà le lacrime e le carezze tremanti di tua madre: essa ti ricomporrà i capelli raggrumati dal sangue e ti stenderà adagio sul tuo sudario.
Solo allora tu potrai riposare.
E solo allora anche a noi verrà un sommesso singhiozzo e una struggente voglia di guardare quella tua croce stagliata all’orizzonte. E capiremo il tuo pazzo amore per noi.