L’Acqua in… Borsa

Sembra di leggere un “fantasy” ma non lo è. Ecco il racconto che ci viene fatto dalla stampa, preannunciato da tempo. La trama: un “pericoloso matrimonio” fra acqua e finanza in cui i “cattivi” sono i Lords of Water, i Signori dell’Acqua e i “buoni” sono gli assetati della Terra. Si tratta di un’operazione Made in U.S.A, protagonista il CME Group (in collaborazione con il Nasdaq), la più grande piazza finanziaria del mondo: l’acqua del nostro pianeta blu diventerà merce e sarà giocata in Borsa perciò la sua disponibilità dipenderà dalla speculazione finanziaria, proprio come l’oro e il petrolio.

L’acqua diventa sempre più pura merce e profitto perché c’è crisi idrica. Si investe nell’acqua per fare soldi grazie alle aziende che depurano, commercializzano e trattano questo bene prezioso. Ma cosa ha finora determinato la cattiva distribuzione delle risorse idriche? Il super consumo prodotto da agricoltura intensiva e industria, l’aumento di siccità e fenomeni climatici estremi e ora… il mondo della finanza. Sarà una lotta a colpi di contratti speculativi mondiali per sottrarre l’acqua come BENE della VITA, principale risorsa naturale, universale e necessaria a tutti, alle future generazioni.

Possibili scenari: c’è da aspettarsi entro il 2030, con la crescita della popolazione, il sottosviluppo di determinate aree, la debolezza dei governi, i conflitti armati, la riduzione della percentuale di acqua rinnovabile e l’insufficiente pianificazione urbana, che 700 milioni di persone saranno costrette a migrare a causa del peggioramento della situazione di scarsità idrica (fonti ONU).

Già da ora 159 milioni di persone si abbeverano da acque di superficie non sicure o contaminate, come pozze e ruscelli, e più di 700 bambini sotto i 5 anni di età muoiono di diarrea causata dall’uso di acqua non pulita, ogni giorno. Acqua pulita soprattutto in tempi di cambiamenti climatici e pandemie significa prevenzione, cura, sopravvivenza.

Perché non investire nella ri-pubblicizzazione dell’acqua? Perché non investire nei 300 mila km di rete idrica che perdono almeno il 50% dell’oro blu? “sono le richieste di padre Alex Zanotelli nel suo appello di questi giorni alle forze governative italiane.

Sono ben altre infatti le scommesse globali da fare per il futuro: garantire l’accesso universale ed equo all’acqua potabile sicura, investire in capitali naturali che preservano, proteggono e migliorano la natura a lungo termine. Sicurezza e conservazione dell’acqua dovrebbero essere perciò al primo posto nell’agenda politica e legislativa dei nostri Paesi.

In questo senso incuriosisce il progetto della città-stato di Singapore : con i suoi sei milioni di residenti circa, è leader globale nell’uso di tecnologie di riciclo e conservazione dell’acqua al fine di poter raggiungere l’indipendenza idrica nel 2060. Infatti per ora è costretta ad importarla acquistandola dalla confinante Malaysia con la quale ci sono frequenti conflitti.

Per questo ha elaborato uno dei progetti più ambiziosi a livello mondiale: impegnarsi a diversificare l’approvvigionamento idrico. Con la realizzazione di 17 dighe per le riserve piovane e drenaggio sotterraneo, con il riciclo delle acque di scarico utilizzando piante e luce ultravioletta, con la dissalazione e non meno importante… attraverso l’educazione al risparmio nel consumo, Singapore ha ora i 4 “rubinetti nazionali” per poter proteggere l’acqua e garantirla a tutti.