Una foto, simbolo della crisi migratoria, ha scosso le nostre coscienze in questi ultimi giorni: UN NEONATO DI 2 MESI, SALVATO NELLE ACQUE FRA MAROCCO E SPAGNA DA UNA GUARDIA CIVIL. Cosa raccontano le città di Ceuta e Melilla? Perchè circa 8000 persone hanno raggiunto la costa marocchina per entrare in Spagna?

Nel Vecchio Continente oggi esistono 16 muri con circa 1000 Km di recinzioni, una vera e propria “fortezza chiusa”. Il primo Paese europeo a costruire i muri, dopo quello di Berlino, è stata la Spagna tra il 1995 e il 2005, isolando le due città che possiede in Marocco dai tempi del colonialismo. Le città  di Ceuta  (80000 ab. su 19 km quadrati) e Melilla (12,3 km con 86mila abitanti) sono l’unico confine terrestre dell’Unione europea con l’Africa e l’unica via per entrare in Ue dall’Africa senza dover attraversare il Mediterraneo.
Sono due centri urbani multiculturali caratterizzati da un’altissima densità abitativa dove circa più della metà sono musulmani con un’attività di contrabbando, uno dei principali mezzi di sostentamento economico, ‘incoraggiato’ da entrambi i governi. Ceuta e Melilla rappresentano, come Lampedusa a sud, una frontiera dell’Ue ma molto più sorvegliata e anche molto meno pericolosa. La Spagna ha cercato sempre di ostacolare il flusso migratorio con la collaborazione delle autorità e della polizia marocchina, ma anche costruendo un muro di 20 metri, piazzando filo spinato e prevedendo anche barriere subacquee e un sofisticato impianto di vigilanza, lungo tutto il tratto frontaliero. Ceuta, sulla punta settentrionale del Marocco, si affaccia sullo Stretto di Gibilterra ed è da lì che nascono i fatti di questi giorni, per una scoperta fatta dai servizi segreti marocchini: Brahim Gali, segretario generale del Fronte Polisario, da decenni in conflitto con il Marocco per il controllo del Western Sahara, (la parte meridionale al confine con Mauritania e Algeria), è stato accolto dalla Spagna con una falsa identità per curarsi in un ospedale. Un atto che la diplomazia marocchina ha fortemente condannato con la conseguenza del totale smantellamento a tempo indeterminato dei controlli al confine di Ceuta. E quindi l’assalto alle frontiere nel tentativo di passare dal Marocco in Spagna di 8000 persone. Tra questi disperati che cercano il pass per l’Europa anche 1.500 minori, molti dei quali non sono accompagnati. Fermati sulla spiaggia, si dice che siano stati fatti rimanere in acqua per non toccare il suolo spagnolo… È stata così messa a rischio la vita di migliaia di persone. Triste pensare che una tragedia umana di migrazione dipenda da una storia di sottomissione e da un incidente diplomatico fra  stati… I rimpatri immediati, per chi cerca di oltrepassare le recinzioni metalliche, sono la pratica più diffusa, nonostante la Corte europei dei diritti dell’uomo abbia condannato la Spagna nel 2017. Tante le sfide che potrebbero peggiorare la realtà a Ceuta e Melilla  nei prossimi anni: un’economia debole, la crescita esponenziale della comunità islamica presente, la precarietà e l’emarginazione di alcune fasce sociali, per non dimenticare il pericolo della radicalizzazione jihadista. Il modello fino ad oggi quindi è stato la coesistenza piuttosto che la convivenza, con severi atti di segregazione geografica e sociale. La risposta ufficiale della Commissione europea a quest’ultimo episodio è che non “si lascerà intimidire da nessuno” sui migranti, “l’Europa non sarà vittima di tattiche”. Il che fa capire come non si tratti di un semplice episodio migratorio, ma di una questione ben più complessa. Anche qui però operano associazioni per i diritti dei migranti fra cui “Dignum”. E il nome dice tutto.