A che punto è il disarmo?

“Ho dedicato la mia vita all’abolizione delle armi nucleari. Quando ho saputo che era arrivata la ratifica del cinquantesimo stato sono scoppiata a piangere per la gioia”, ha detto Setsuko Thurlow, 88 anni, sopravvissuta al bombardamento di Hiroshima, la città giapponese rasa al suolo da un’atomica statunitense nel 1945. L’Honduras il 24 Ottobre scorso è quel 50° stato che mancava per far entrare in vigore proprio il prossimo 22 Gennaio 2021, il trattato di proibizione legale delle armi nucleari (TPNW) e che vuole impedire l’uso, lo sviluppo, i test, la produzione, la fabbricazione, l’acquisizione, il possesso, l’immagazzinamento, il trasferimento, la ricezione, la minaccia di usare, lo stazionamento, l’installazione o il dispiegamento di armi nucleari. Un trattato  fortemente voluto dalla società civile internazionale a seguito di una forte “iniziativa umanitaria” (sostenuta da molti Paesi ed organizzazioni, tra cui la Croce Rossa Internazionale, la Rete Italiana Pace e Disarmo, Senzatomica, il premio Nobel per la Pace ICAN) e ottenuto con il voto all’ONU nel luglio 2017.

Un risultato storico per l’umanità, così come lo sono i vaccini, entrambi a favore della protezione umana planetaria. Ma…com’era in parte prevedibile, non hanno aderito neppure i trenta paesi della Nato, tra cui l’Italia, uno dei cinque stati europei che ospitano testate nucleari. Purtroppo tutti gli Stati produttori, possessori e ospitanti le armi nucleari, non hanno ancora ratificato il trattato, accomunati dalla corsa, anche nucleare, agli armamenti. Sappiamo che in Italia sono 24,5 i miliardi previsti per la spesa militare per il 2021? Oltre 6 miliardi di euro sono destinati ad acquistare nuovi sistemi di armamento tra cui cacciabombardieri, fregate e cacciatorpedinieri, carri armati e blindo, missili e sommergibili. Come ha scritto il deputato Giulio Marcon, “contro il Covid queste armi non servono”. Con i soldi di un carro armato ariete (7 milioni di euro)  potremmo riaprire 20 piccoli ospedali e con il costo di una fregata potremmo assumere 1200 infermieri per 10 anni. Con i soldi che spendiamo per un elicottero Nh-90 (44 milioni) potremmo acquistare 4.500 ventilatori polmonari. Al posto di spendere soldi per un pattugliatore d’altura (427 milioni) potremmo ammodernare 410 ospedali. Con la spesa di un sommergibile U-212 (670 milioni) – a proposito, si sta pensando di acquistarne quattro e per di più in aggiunta potremmo pagare lo stipendio a mille medici per dieci anni…Va perciò ripensato e reso sostenibile un “modello di difesa” che sia civile (sanità, assistenza, cura, servizi…) ma anche nonviolenta (disarmo, politiche di pace…).

In tempi di pandemia armarsi è una folle contraddizione che governa le nostre vite, la cui unica possibile spiegazione razionale è data dal negare l’uguaglianza della “dignità di lutto” all’umanità. Cioè le vite dei “nostri” sono considerate degne di lutto e dunque devono essere preservate e difese, anche dalle epidemie, mentre le vite degli “altri” non ne sono considerate degne e dunque possono essere sacrificate ed eliminate, anche con le armi nucleari. Così è la riflessione della filosofa statunitense Judith Butler: “Hai la dignità di lutto, la tua perdita è intollerabile, voglio che tu viva, voglio che tu desideri vivere…”. Il trattato per l’abolizione delle armi nucleari invece dà l’opportunità di ristabilire l’uguaglianza, il principio dell’universale dignità di lutto, se solo i Paesi nucleari s’impegnassero a ratificare il trattato, così come lottano contro le pandemie. “Italia, ripensaci” sarà lo slogan per i prossimi mesi