L’Uganda è un paese povero ma ospita una popolazione di rifugiati che è la terza più numerosa al mondo. Fuggono dai Paesi vicini: Rep.Dem. del Congo, Ruanda, Kenya e Sud Sudan. Il numero di persone accolte ha raggiunto quota 1.400.000. Solo negli ultimi mesi, ogni giorno, sono arrivati in media 1.800 rifugiati sud sudanesi. La maggior parte di questi migranti vive nell’ormai celebre campo di Bidi Bidi, un fitto agglomerato di tende nel quale si sono formate una serie di micro-città e si è sviluppata un’economia fondata su commerci di ogni genere. Ci sono meccanici che riparano motori di auto e moto, artigiani che costruiscono mobili, e poi scuole, piccoli presidi sanitari, luoghi di svago, campi di calcio, strutture in gran parte gestite da organizzazioni umanitarie.

L’85% dei migranti sono donne e bambini. Le persone che arrivano continuano a riferire di terribili violenze, di gruppi armati che danno fuoco alle abitazioni con civili all’interno, persone uccise davanti ai membri della propria famiglia, aggressioni e violenze sessuali di donne e ragazze, rapimento di ragazzi per farne “bambini soldato”.
In questi giorni, in cui in Italia e in Europa si parla tanto di migranti, il confronto con questo “sistema” di accoglienza dovrebbe far riflettere. In diverse occasioni l’UNHCR ha segnalato il modello di accoglienza ugandese. La ragione della grande capacità di accoglienza, nonostante tutti i problemi che gli stessi ugandesi hanno, è che gran parte della popolazione ha vissuto l’esperienza migratoria durante la guerra sanguinosa che portò all’indipendenza il Paese nel 1962.